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14 Gennaio 2021

Ripiano delle perdite 2020 rinviato fino al bilancio 2025

di Alessandro Germani e Franco Roscini Vitali



Le perdite conseguite nel 2020 pongono degli interrogativi per ciò che concerne il rapporto fra le imprese e gli istituti di credito che le hanno finanziate.
In particolare, vi sono forme di finanziamento a medio lungo termine che di solito sono accompagnate da covenants finanziari. Si tratta di vincoli che sono posti dal soggetto finanziatore in relazione ad alcuni dati di bilancio del soggetto finanziato, allo scopo di monitorarne l'andamento della gestione e in particolare la dinamica finanziaria dell'impresa. Perché nel caso in cui tale dinamica sia peggiorativa vi sono due strade percorribili. Nei casi meno gravi le banche concedono il cosiddetto waiver, ovvero la possibilità di sforare un certo indice, rinegoziando lo stesso, a fronte del pagamento di una determinata somma da parte dell'impresa. Ma nei casi più gravi lo sforamento di uno o più covenants può comportare la richiesta di rientro anticipato della linea di finanziamento che era stata accordata. I principali covenants finanziari che fanno riferimento al patrimonio netto sono:

  • il gearing ratio (debito/patrimonio netto) che rappresenta di fatto il livello di indebitamento rispetto al capitale di rischio
  • il debt to capital ratio (debito/(debito + patrimonio netto) che fornisce una rappresentazione della struttura finanziaria dell'impresa in quanto contrappone il debito (al numeratore) rispetto alle fonti finanziarie (somma di debito ed equity al denominatore)
  • l'equity ratio (patrimonio netto/totale attivo) in cui più basso è il capitale di rischio, maggiore è il rischio finanziario in quanto è maggiore la dipendenza da fonti esterne.
In tutti questi casi ci si domanda come si porranno le banche nel caso di finanziamenti in cui i covenants siano pesantemente sforati.
Non c'è dubbio che la mossa del legislatore, che ha previsto di fatto con la legge di bilancio del 2021 una moratoria sostanziale per la copertura delle perdite 2020 (sia di quelle oltre un terzo del capitale sia di quelle - ben più consistenti - che lo riducono al di sotto del limite legale) nel 2026, ovvero in occasione dell'approvazione del bilancio 2025 per i soggetti solari, imporrebbe anche in capo ai finanziatori una certa cautela nel disporre il rientro dei finanziamenti per imprese che possono essere naturalmente in difficoltà nel caso di settori che sono stati colpiti duramente dall'attuale pandemia.
In questo senso le banche possono essere già intervenute attraverso l'utilizzo dei finanziamenti assistiti dalle garanzie della Sacee del Fondo centrale, la cui originaria scadenza prevista per il 31 dicembre 2020 è stata opportunamente prorogata al 30 giugno 2021. Questo può consentire un po' di respiro anche per i soggetti finanziatori che possono di fatto contare sulla garanzia statale.
Non c'è dubbio che la situazione imporrà alle imprese anche un attento monitoraggio della gestione. È prevedibile che le banche, nonostante la moratoria per la copertura delle perdite 2020 o le misure di riduzione parziale o totale degli ammortamenti, chiedano alle imprese dei piani pluriennali per tenere monitorata comunque la gestione e conseguentemente il destino del credito.

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