15 Dicembre 2023
Limiti vincolati al tipo di piano
di Alessandro Germani
I Pir consentono, a fronte di un holding period di cinque anni, di detassare completamente i redditi finanziari (di capitale da dividendi o interessi, diversi da plusvalenze) rivenienti dall’investimento.
Si distinguono in ordinari e alternativi. Per i primi i limiti di investimento sono pari a 40mila euro annui e 200mila complessivi. Relativamente al vincolo di composizione, la quota obbligatoria del 70% per i Pir 3.0 (costituiti dal 1° gennaio 2020) va investita:
- per il 25% (equivalente al 17,5% dell’intero patrimonio del Pir) in strumenti finanziari di imprese non Ftse Mib della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati esteri;
- per il 5% (equivalente al 3,5% dell’intero patrimonio in gestione del Pir) in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati esteri.
Per i Pir alternativi i limiti si alzano: 300mila euro quello annuo e 1,5 milioni quello complessivo. Rispetto al vincolo di composizione, la quota obbligatoria del 70% va investita in imprese residenti in Italia o all’estero (in paesi Ue o See con stabile organizzazione nel territorio statale). In questo il requisito è identico a quello richiesto per gli ordinari.
La differenza sta nel fatto che le imprese oggetto di investimento devono essere diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Questo significa essere fuori dai listini principali, privilegiando l’investimento in realtà quotate presso l’Euronext Growth Milan (ex Aim Italia) se non realtà non quotate.
Accanto all’investimento tipico in equity, infatti, c’è spazio per quello in prestiti erogati alle predette imprese nonché in crediti delle stesse imprese. Quindi si tratta di imprese nelle quali intervengono i fondi di private capital, tanto quelli di private equity quanto quelli di private debt, compresa la tipologia dell’acquisto dei crediti. In linea con ciò, il vincolo di destinazione per i Pir alternativi è elevato al 20% contro il 10% degli ordinari.
In tutti i casi gli investimenti possono essere fatti in maniera autonoma (Pir fai da te) o più spesso indiretta, con l’investimento in fondi che a loro volta investano nei Pir (Oic Pir compliant). Si veda al riguardo la circolare 19/E/21.
È evidente il diverso target dei due contenitori. Per il Pir ordinario si guarda a risparmiatori che, nell’ottica di diversificare gli investimenti, approcciano a qualcosa di più rischioso ma più liquido, rispetto al titolo di Stato. L’ipotesi del Pir alternativo, come i limiti suggeriscono, si rivolge a una clientela più sofisticata e avvezza al rischio, su prodotti decisamente più illiquidi.
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