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14 Aprile 2026

Il badwill assorbito dallo stato patrimoniale

di Alessandro Germani e Franco Roscini Vitali


Il badwill o avviamento negativo in genere emerge quando l’aggregazione rappresenta per la società aggregante un buon affare: questo determina una differenza negativa tra il corrispettivo delle attività e passività oggetto di aggregazione e il fair value delle stesse.

Per esempio, con riferimento alle società che redigono il bilancio in base agli Ias/Ifrs: fair value delle attività e passività acquisite 10mila meno corrispettivo 8mila, differenza negativa di 2mila.

Il buon affare può essere determinato dal fatto che il venditore è stato costretto a effettuare una vendita “forzata” a causa di difficoltà finanziarie o per altre ragioni.

A questo punto, l’acquirente deve verificare se effettivamente ha fatto “un buon affare” e rivedere i valori d’iscrizione delle attività e passività: se questi non necessitano di alcun adeguamento, questo significa che l’intero badwill rappresenta il risultato di un buon affare e quindi va imputato nel conto economico quale provento.

Se, invece, il valore d’iscrizione delle attività/passività deve essere corretto, parte del badwill è imputato/allocato alle stesse: per esempio, l’incremento dei debiti comporta la diminuzione del badwill, così come la diminuzione del valore di iscrizione di un’attività. Nella sostanza in prima battuta il badwill sarà utilizzato a correzione delle poste attive/passive e solo in subordine, quindi, transiterà come provento a conto economico.

In ogni caso, l’acquirente dovrà rilevare eventuali attività di eventuali attività/passività che emergono a seguito dell’aggregazione: sovente, per esempio, è il caso delle «liste clienti».

Tutte le operazioni sopra citate andranno ad impattare sul badwill. Tornando all’esempio, ipotizzando che parte del badwill sia imputato per 500 a fondi per oneri in precedenza non rilevati, residuerà un badwill di 1.500 che verrà imputato nel conto economico come provento. A questo punto, applicando la norma fiscale illustrata nell’articolo sopra, si prevede che il badwill venga tassato in quote costanti di 300 nell’esercizio stesso e nei successivi quattro.

Se, invece, i valori delle attività/passività oggetto dell’aggregazione sono corretti e non ne emergono altre, l’intero badwill pari a 2mila figurerà a conto economico e sarà tassato in cinque esercizi per 400. Ricordiamo che non si tratta di una disposizione di applicazione generalizzata ma specifica a casi di riorganizzazioni che si vogliono salvaguardare.

Inoltre, in caso di minusvalori allocati dovrà essere considerata la fiscalità differita che riduce il badwill.

Le società che redigono il bilancio in base alle norme del Codice civile e ai principi contabili Oic seguono logiche simili in base all’Oic 17. Esso prevede, innanzi tutto, l’imputazione della differenza negativa (badwill) a decurtazione delle attività iscritte per valori superiori a quelli recuperabili e a incremento delle passività iscritte a valori inferiori al netto delle imposte anticipate da iscriversi a fronte dei minori valori allocati. L’eventuale eccedenza negativa, se costituisce un buon affare, si iscrive in una riserva del patrimonio netto, mentre se relativa, in tutto o in parte, alla previsione di risultati economici sfavorevoli, si iscrive in un fondo che sarà utilizzato con imputazione nella voce A5 del conto economico negli esercizi successivi a prescindere da risultati economici sfavorevoli.

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