16 Maggio 2025
Riserve in sospensione, sostitutiva a decremento del patrimonio netto
di Alessandro Germani
Nel breve lasso temporale che conduce alle scadenze dei versamenti delle imposte per fine giugno le imprese devono valutare la convenienza di procedere ad affrancare le riserve in sospensione di imposta che si trovano nel patrimonio netto. Ciò dipende anche dalla pianificazione a livello di distribuzione dei dividendi che ciascuna impresa è in grado di fare sulla base della sua specifica situazione.
La norma
Il tema è tornato d’attualità in quanto l’articolo 14 del Dlgs 192/24 ha previsto una forma di affrancamento straordinario delle riserve. La norma inquadra immediatamente l’elemento oggettivo facendo riferimento ai saldi attivi di rivalutazione, fondi e riserve in sospensione d’imposta. Che devono sussistere nel bilancio al 31 dicembre 2023 e che residuano al termine dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2024. Un elemento di appeal è dato dal fatto che l’affrancamento può essere effettuato in tutto o in parte, dunque secondo scelte selettive. L’altro è chiaramente dato dalla misura, perché a fronte di un 10% di sostitutiva si evita l’applicazione dell’Ires e dell’Irap, quindi tendenzialmente l’assoggettamento al 27,90 per cento. Infine c’è l’aspetto di convenienza finanziaria in quanto obbligatoriamente si paga in rate di quattro anni, di cui la prima entro la prossima scadenza per i pagamenti delle imposte. È vero che la norma rimanda poi a un decreto attuativo che doveva già essere emanato, ma è pur vero che gli elementi di analisi di convenienza sono già presenti.
La ricognizione e la scelta
Non c’è dubbio che la recente campagna dei bilanci ha consentito alle imprese di fare una ricognizione a livello del proprio patrimonio netto per individuare le riserve potenzialmente interessate. Da questo punto di vista sono escluse ad esempio quelle createsi a seguito di rivalutazioni solo civilistiche (tipicamente quella degli immobili operata in base al Dl 185/08). Invece un tipico caso di applicazione è quello delle rivalutazioni dei beni laddove si è pagata la sostitutiva per poter beneficiare del loro riconoscimento e dedurre i maggiori ammortamenti, ma non si è anche affrancata la relativa riserva di rivalutazione. Che adesso potrà essere liberata corrispondendo un 10% che è di gran lunga più conveniente rispetto all’ipotesi in cui, se si distribuisce la riserva, ciò comporta il pieno assoggettamento a tassazione. Occorre sempre tenere a mente che la sostitutiva bypassa l’effetto di tassazione ordinario sulla società ma resta fermo quello sui soci, a seconda delle loro caratteristiche. Per cui se si distribuiscono dividendi alle persone fisiche ci sarà l’assoggettamento (tendenzialmente) al 26%, in caso di distribuzioni endosocietarie il dividendo è imponibile solo per il 5% (articolo 89 del Tuir). Un elemento di appeal è dato dal fatto che per le società di persone, una volta affrancate le riserve, queste non costituiscono utile in capo ai soci, per cui l’operazione è particolarmente vantaggiosa.
Dividend policy e riflessi contabili
Un tipico caso riguarda le riserve costituite a fronte degli intangible rivalutati in base all’articolo 110, comma 8-ter, del Dl 104/20, con una deduzione in cinquantesimi ottenuta assolvendo una sostitutiva del 3 per cento.
Si tratta di stabilire se affrancare al 10% la riserva in sospensione d’imposta allora costituita (qualora non lo si sia fatto all’origine). La decisione passa attraverso la politica dei dividendi. In presenza di società operative che distribuiscono alla propria holding ciò può avere un senso. Lo stesso dicasi a sua volta per la holding rispetto ai propri soci. In generale per tutte quelle realtà, sia quotate sia di matrice finanziaria, laddove per esigenze di mercato si adotta una dividend policy ambiziosa può essere ugualmente conveniente affrancare allo scopo poi di distribuire. In presenza, invece, di imprese familiari che prediligono l’autofinanziamento dell’azienda mediante la ritenzione di utili la scelta appare meno indicata.
Un elemento che può contribuire alla scelta potrebbe essere anche legato alla contabilizzazione della sostitutiva. La stessa infatti può essere portata a conto economico o detratta dalle stesse riserve di patrimonio netto. La seconda opzione oltre a sembrare pacificamente percorribile avrebbe in sé il vantaggio di non pesare sul conto economico dell’esercizio. Quindi assieme all’obiettivo di ottenere un maggiore polmone a cui attingere per la distribuzione dei dividendi l’affrancamento ridurrebbe la posta di patrimonio netto senza appesantire il conto economico e i risultati previsti a livello di budget.
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