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14 Gennaio 2025

Rischio fiscale, due livelli per la mappatura completa

di Alessandro Germani


Il provvedimento 5320/2025 delle Entrate del 10 gennaio scorso ufficializza le linee guida per il tax compliance model (Tcm) per le imprese interessate a entrare in cooperative compliance dopo il restyling normativo iniziato dalla fine dello scorso anno. Similmente a quanto avviene per il transfer pricing viene fornita una traccia – invero approfondita – di come il documento andrebbe redatto a livello di principi e contenuti. Il cuore resta la mappatura dei rischi fiscali riconducibili a due categorie:

  1. il rischio interpretativo;
  2. il rischio da adempimento.

Le interpretazioni

Il primo è ben delineato dall’allegato 1 che riporta le linee guida per la policy sulla gestione del rischio interpretativo. Si tratta del rischio di assumere un’interpretazione che l’Autorità fiscale possa qualificare come in violazione di norme tributarie o abuso dei principi e delle finalità dell’ordinamento tributario. Si tratta di un rischio che non è immediatamente riveniente dalla conduzione aziendale day by day, che è quella che genera piuttosto il rischio adempimento. Si tratta di casi in cui non c’è una norma tributaria, oppure vi sono posizioni contrastanti a livello di giurisprudenza e di prassi dell’Agenzia, oppure la norma è di recente emanazione e non del tutto chiara, oppure si tratta di casistiche che hanno formato oggetto di passati accertamenti. Le linee guida chiariscono che è demandato alla funzione fiscale e a quelle di business sollevare tali tematiche. Invero, per la loro caratteristica di una tantum e di questioni spinose, prevalentemente interpretative, un ruolo importante nell’inquadramento dovrebbero svolgerlo anche i consulenti che conoscono bene la società e le sue dinamiche.

Gli adempimenti

Passiamo invece al rischio da adempimento, proveniente dai processi di business e di adempimento fiscale collegato. In relazione ad esso sono state emanate le linee guida per compilare la mappa dei rischi per le aziende industriali. È evidente come questo rischio sia legato ai processi aziendali quali appunto:

  • ciclo attivo;
  • ciclo passivo;
  • gestione immobilizzazioni;
  • gestione personale;
  • gestione finanziaria;
  • gestione magazzino;
  • adempimenti fiscali.

Le linee guida sono poi corredate dalla vera e propria mappa che, oltre a delineare i vari rischi in base ai processi, riporta tutti i controlli da mettere in piedi. È evidente come alcuni di questi rischi siano veramente afferenti al business. Così per il ciclo attivo rilevano gli errori sulla fatturazione (tardività/omissione), sull’individuazione delle operazioni intracomunitarie ed esportazioni. Per quello passivo rilevano la detrazione dell’Iva, la corretta gestione delle autofatture, la corretta applicazione del reverse charge, il corretto utilizzo dello status di esportatore abituale per acquistare in sospensione di imposta. La gestione delle immobilizzazioni riguarda la correttezza del processo di ammortamento, la gestione degli immobili e il processo di valutazione delle immobilizzazioni. Seguono una logica simile anche le aree del personale, finanziaria e del magazzino.

Circa gli adempimenti fiscali può essere fatta la seguente riflessione. Tutta una serie di fattispecie attiene al conteggio delle imposte e alla correttezza delle regole applicate (ad esempio deducibilità interessi passivi, costi auto, accantonamenti a fondi, trattamento fiscale delle sopravvenienze).

A livello di fiscalità internazionale, invece, figurano i conteggi delle Cfc, l’applicazione del transfer pricing (identificazione delle transazioni intercompany, applicazione dell’arm’s lenght principle, errata/omessa/tardiva predisposizione della documentazione di transfer pricing, cambiamenti organizzativi che incidono sui profili funzionali), l’individuazione di stabili organizzazioni estere. Queste ultime invero sembrano tematiche al confine fra rischio adempimento e rischio interpretativo. Va da sé che in ogni caso dovranno essere adeguatamente mappate.

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