23 Aprile 2025
Nel 2024 le operazioni sono cresciute del 3% Prevalenza al buy out
di Alessandro Germani
L’ottima salute del private equity è confermata dal rapporto del private equity monitor (Pem) della Liuc redatto per l’anno 2024.
Le operazioni che sono state effettuate nel 2024 sono 419 e costituiscono il 3% in più del 2023 (403). Tra queste operazioni quelle di buy out rappresentano l’81%, trattandosi di quelle finalizzate all’acquisizione di un’impresa mediante il ricorso prevalente al capitale di debito da rimborsare con l’utilizzo dei flussi di cassa positivi generati dall’impresa stessa. Questo in generale può avvenire in due circostanze. Da un lato il fondo di private equity individua una impresa target e procede alla sua acquisizione mediante un veicolo costituito ad hoc e finanziato in parte con equity e in parte con debito. A quel punto poi viene effettuata la fusione fra il veicolo e la target, così da scaricare il debito sull’entità generatrice dei flussi di cassa necessari al rimborso. Dall’altro lato l’acquisizione può avvenire successivamente, in quanto la target individua a sua volta altre target per accrescere la propria dimensione e raggiungere una massa critica che consentirà al fondo di conseguire una plusvalenza più cospicua in fase di exit. Vengono così previste operazioni cosiddette di add on, con cui la società in portafoglio del fondo (cosiddetta platform) accresce la propria massa critica in termini di fatturato ed Ebitda. A riprova dell’importanza di queste dinamiche, le operazioni di add on sono state 215, quindi circa la metà delle operazioni di private equity dello scorso anno. Pertanto l’imprenditore può essere interessato da un lato a un intervento del fondo per una crescita dimensionale, per un supporto di un finanziatore che sarà attivo anche sul piano industriale, oppure per un’assenza di passaggio generazionale per cui la famiglia decide di cedere il testimone al fondo. Ma potrà esservi anche il coinvolgimento in un progetto più ampio da parte di una platform, laddove vari imprenditori vengono coinvolti da un fondo in un’iniziativa maggiormente diversificata e che potrà recare valore aggiunto a tutti gli attori in gioco.
È importante altresì notare che il 56% dell’attività è svolta da operatori internazionali, a riprova del sempre maggiore interesse che i fondi esteri nutrono per il mercato nostrano.
Nel 2024 poi il 69% delle operazioni ha riguardato imprese con un fatturato sotto ai 30 milioni di euro, mentre il 10% riguarda la fascia da 31 a 60 milioni di fatturato, l’8% da 61 a 100, il 9% da 101 a 300. Ciò che appare chiaro è il fatto che l’interesse verte principalmente sull’ambito delle Pmi, anche se non mancano operazioni di taglia più grande (il 4% è sopra i 300 milioni di fatturato).
Il focus è rivolto anche dall’Italia all’estero, considerato che nel 2024 sono stati mappati 12 investimenti diretti all’estero condotti da operatori domestici e 42 add on conclusi da aziende italiane in portafoglio ad operatori di private equity.
I numeri del rapporto Pem 2024 dimostrano inequivocabilmente lo stato di salute e la centralità del private equity in relazione all’investimento nelle aziende italiane.
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