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21 Marzo 2023

Deduzioni e niente ritenute, i minibond guadagnano spazio

di Alessandro Germani



I minibond sono titoli di debito (obbligazioni e cambiali finanziarie) emessi per lo più da imprese di medio piccola dimensione, tanto società per azioni quanto società a responsabilità limitata. A seguito delle innovazioni legislative a partire dal 2013 che superano alcuni vincoli civilistici e fiscali tali emissioni si stanno diffondendo sempre di più. Fiscalmente, gli interessi passivi si deducono in capo all'emittente secondo il meccanismo del Rol (articolo 96 del Tuir), mentre per il sottoscrittore si applica l'imposta sostitutiva del 26% se persona fisica o non vi è ritenuta per società ed enti commerciali o società estere residenti in Paesi white list.
Si tratta di una modalità di ricorso al debito alternativa, ma non sostitutiva, rispetto al tradizionale finanziamento bancario. È prevista anche la possibilità di quotare le emissioni di minibond sul segmento ExtraMot Pro di Borsa Italiana, che non è un mercato regolamentato bensì un sistema di scambi organizzato (multilateral trading facility). Tuttavia, l'opzione quotazione è poco diffusa in quanto genera oneri ulteriori ed adempimenti amministrativi che per realtà di dimensioni limitate sono troppo invasivi. Il report del Politecnico relativo alle emissioni avvenute nel 2022 consente di fare il punto della situazione sul mercato di questi titoli.
Costi
Siamo in presenza di uno strumento di mercato di medio lungo termine, che va confrontato con mutui e finanziamenti aventi medesima durata.
Allo stato attuale, a seguito dell'incremento dei tassi di interesse, il delta esistente fra i tassi bancari e quelli dei minibond è destinato ad assottigliarsi. Vanno considerati poi altri oneri quali i costi notarili, la consulenza dell'advisor finanziario (fra lo 0,50% e il 2% del capitale collocato), il costo dell'arranger che individua i sottoscrittori (fra lo 0,50% e l'1,50%, ma se si ricorre a un unico soggetto per le due funzioni si può chiudere al 2%-2,5%), i costi dei consulenti legali. È pur vero che questi stessi costi sono spesso riscontrabili anche per determinati finanziamenti bancari a medio lungo termine, per cui semmai ci si sofferma sul confronto fra i tassi applicati nei due casi.
Vantaggi
Vi sono dei chiari vantaggi nel ricorrere all'emissione di un minibond anziché a un classico mutuo o finanziamento bancario. In primis ciò comporta in azienda la possibilità di sviluppare un determinato know how in ambito finanziario altrimenti non presente. Inoltre, l'operazione consente di diversificare le fonti di finanziamento e di dipendere meno dal debito bancario. Esiste poi un effetto marketing legato alla maggiore conoscibilità dell'impresa. Da ultimo un vantaggio del minibond è quello di sperimentare una forma di acclimatamento verso forme di finanza alternativa, che possono essere prodromiche rispetto a passaggi futuri, quale l'ingresso di un fondo di private equity o una quotazione in borsa, che altrimenti potrebbero risultare troppo invasivi se non adeguatamente preparati. In altre parole il salto verso la borsa o il private equity potrebbe essere eccessivo, l'emissione di un minibond consente all'impresa di abituarsi a dinamiche maggiormente di mercato.
Le emissioni del 2022
Le emissioni del 2022 sono state pari a 268, rispetto a 221 del 2021, quindi con un incremento annuo superiore al 20 per cento. Gli emittenti sono stati 254 perché qualcuno ha effettuato più di una emissione. Il valore medio complessivo come durata dell'emissione si attesta a 4,65 anni, con modalità di tipo amortizing rispetto al rimborso in un'unica soluzione alla scadenza (bullet). Il valore medio dei titoli con cedola fissa è pari al 4,59%, ma stanno aumentando le emissioni a cedola variabile per via dell'aumento dei tassi di mercato. Ad ogni modo i rendimenti di questi titoli non sembrano così distanti da quanto può costare il denaro ricorrendo a una banca per un finanziamento a medio lungo termine o un mutuo.

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