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17 Settembre 2026

Crediti d’imposta da potenziare per ricerca e passaggi generazionali

di Alessandro Germani


La materia dei crediti d’imposta in una logica di sviluppo del Paese andrebbe rivista. Così quello relativo alla ricerca e sviluppo fermo attualmente al 10% dovrebbe essere innalzato, in linea con quanto fanno gli altri Paesi europei. Nel contempo, il bonus quotazioni spesso va a beneficio di realtà che non sono Pmi. Andrebbe, quindi, rivisto nell’ottica di ciò che è sufficiente per queste realtà, senza che sia consumato da entità che non rientrano nella logica della norma.

Ciò che residua andrebbe dirottato alle operazioni di passaggio generazionale. Queste sono due delle proposte di Assoholding nel position paper, presentato ieri alla Camera, che contiene una serie di proposte di modifica alla normativa fiscale ed economica.

Il potenziamento della ricerca e sviluppo parte dalle esperienze degli altri Paesi (Francia 30%, Germania 25% -35% , Spagna 25%-42%) che determina una minore attrattività per il sistema italiano. L’innalzamento al 35% potrebbe coniugarsi con quei progetti dotati di certificazione preventiva del Mimit, così da evitare abusi e consentire un elevato grado di sicurezza basato su meccanismi ex ante. Si potrebbe peraltro pensare a un 25% oggetto di compensazione orizzontale e un 10% destinato a compensare premi e contributi relativi ai dipendenti impiegati nei progetti di ricerca certificati.

Particolarmente apprezzabile è p la proposta che lega il credito d’imposta per la quotazione con quello destinato ai passaggi generazionali. Il primo, che è fissato al 50% su un massimale di 500mila euro, quando il costo medio sostenuto da una Pmi per accedere al mercato dei capitali si attesta ordinariamente in un intervallo compreso tra 100mila e 120mila euro, fa sì che vi sia un utilizzo delle risorse inefficiente. Si propone, quindi, di rideterminare il tax credit parametrandolo ai costi medi effettivi di quotazione, riconoscendo un credito d’imposta pari al 50% delle spese ammissibili, entro un tetto compreso tra 120mila e 160mila euro. In questo modo, le risorse vengono destinate effettivamente alle Pmi, senza che siano assorbite da operazioni di importo significativamente superiore a quello ordinariamente necessario per una quotazione. Ma l’aspetto interessante è legato al connubio che si crea con i passaggi generazionali, centrali per l’imprenditoria italiana. Si tratta, quindi, di convogliare ciò che verrebbe risparmiato per il bonus quotazione a vantaggio dei passaggi generazionali. Con un credito d’imposta riconosciuto nella misura del 50% delle spese professionali ammissibili, entro un limite di 30mila euro per impresa, in presenza delle seguenti fattispecie: patti di famiglia, successioni e donazioni; conferimenti, scissioni e riorganizzazioni societarie; costituzione o riorganizzazione di holding familiari; definizione di nuovi assetti proprietari e di governance; inserimento di management qualificato, quando funzionale alla prosecuzione dell’attività.

L’agevolazione riguarderebbe costi di consulenza legale, fiscale e societaria, prestazioni notarili, perizie di valutazione, predisposizione di patti di famiglia e accordi tra soci, operazioni di riorganizzazione societaria, assistenza manageriale nella fase di transizione. Il riconoscimento del credito sarebbe subordinato alla prosecuzione dell’attività per almeno cinque anni, che si lega al periodo di detenzione del controllo già richiesto dall’articolo 3, comma 4-ter, Dlgs 346/1990 ai fini dell’esenzione fiscale. La misura sarebbe attuata a invarianza dei saldi di finanza pubblica in quanto andrebbe ad insistere su quanto già stanziato per il bonus Ipo.

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