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11 Febbraio 2017

Private equity e private debt nuovo «motore» per le Pmi

di Isabella Bufacchi



Il ruolo di assicurazioni, fondi pensione e casse di previdenza Il nodo fiscale


Il private equity è decollato, lentamente ma infine ha preso il volo e il private debt è in pronto in rampa di lancio: sono questi gli strumenti finanziari del futuro che, aiutati da leggi ed agevolazioni fiscali ad hoc, e supportati da un numero crescente di operatori specializzati, consentiranno di canalizzare sempre più una grande risorsa dell'Italia, il risparmio, verso l'economia reale italiana. Soprattutto verso quelle piccole e medie imprese che, sopravvissute alla Grande Crisi, intendono innovarsi, modernizzarsi, crescere in dimensioni e volumi disintermediando il sistema bancario per ricorrere al mercato dei capitali, al private equity e al private debt sulla scia di un'evoluzione che all'estero è già molto avanzata.
E' questo il messaggio positivo, forte e chiaro, emerso ieri dal convegno che si è tenuto alla Luiss sulle asset class alternative per gli investitori istituzionali. Con una raccomandazione di fondo: si può fare di più, alzando la soglia della quota del private equity consentito nei grandi portafogli di fondi pensione, casse di previdenza e compagnie di assicurazione ed estendendo le agevolazioni fiscali anche al private debt, ora escluso.
Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, ha esordito sottolineando la "rivoluzione industriale" che il paese e le imprese stanno attraversando dopo la crisi. La strada maestra è quella della produzione ad alto valore aggiunto che richiederà maggiori investimenti e una componente finanziariache non spetterà più alle banche. Al credit crunch, che continua nonostante i bassi tassi, le Pmi dovranno rispondere con una buona governance, una migliore cultura finanziaria e l'approdo al mercato dei capitali, al private equity e al private debt. Fabrizio Pagani, capo segreteria tecnica del ministero dell'Economia e delle Finanzce ha sottolineato che il governo è consapevole dell'importanza degli investimenti e della "finanza per la crescita"; in questo quadro si inseriscono le iniziative come la creazione dei mini bond, Ace (aiuto alla crescita economica), la nuova governance con le azioni con voto plurimo, e le recenti agevolazioni per invogliare l'ingresso dei grandi investitori istituzionali (fondi pensione e companie di assicurazione) e dei risparmiatori (Piani individuali di risparmio a lungo termine Pir) nel private equity e private debt. Il monitoraggio dei nuovi strumenti messi in campo dal governo sarà però fondamentale per perfezionarli e garantirne la piena implementazione.
Innocenzo Cipolletta, presidente dell'AIFI e dell FII SGR, ha confermato che il risparmio si sta avvicinando all'economia reale. «Non abbiamo bisogno di più norme ma che si cambino i comportamenti»: per esempio, le autorizzazioni alle nuove SGR sono lente e vanno accelerate. Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione e comitato welfare di Confindustria si è detto fiducioso in un ruolo crescente dei fondi pensioni per aiutare le Pmi a disintermediare le banche. Andrea Battista, amministratore delegato di Eurovita assicurazioni, ha ricordato i vincoli imposti da Solvency2 sui requisiti di capitale, un "driver fondamentale" e si è augurato che i nuovi fondi di private equity mantengano le promesse sui rendimenti attesi per consentire il decollo di questi prodotti un contesto di dinamiche patrimoniali sempre più stringenti.
Roberto Ippolito, managing partner di RiverRock Italian hybrid capital fund e Alessandro Germani, partner GDC corporate tax, hanno presentato in occasione del convegno, come co-autori, il libro "Private equity e Private debt per le Pmi italiane", un importante contributo al cammino della cultura finanziaria. uno dei requisiti indispensabili per affermare e consolidare lo sviluppo delle asset class alternative.

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