10 Gennaio 2021
Bonus fiscali bloccati dai decreti mancanti
Monitoraggio a cura di Luca Gaiani, Giorgio Gavelli, Alessandro Germani, Tonino Morina, Benedetto Santacroce, Gabriele Sepio e Gian Paolo Tosoni
Troppo spesso l'effetto annuncio tradisce le attese di imprese e contribuenti. L'arrivo di un'agevolazione, di un credito d'imposta o di un regime speciale nella maggior parte dei casi resta in attesa del cosiddetto provvedimento attuativo. Ed è proprio in questa fase della legislazione di secondo livello che si arenano anche le migliori intenzioni del Governo di turno. Il Sole 24 Ore da qualche anno ormai racconta con il suo «Rating 24» il processo di attuazione delle leggi, dei decreti d'urgenza e delle leggi di bilancio per stimolare le singole amministrazioni incaricate di procedere senza indugi delle regole operativi e delle modalità di accesso alle diverse agevolazioni che il Governo mette sul campo per sostenere il sistema produttivo e le famiglie. E per non mollare la presa su governo e amministrazioni diventa quanto mai necessario fotografare, là dove è possibile, anche l'impatto finanziario che spesso questi ritardi producono soprattutto sulle scelte delle imprese.
In questa prima puntata il faro è puntato sui principali provvedimenti rimasti fermi ai box e non ancora operativi in materia fiscale monitorati e selezionati dagli esperti di Norme&Tributi per la loro rilevanza e quindi senza pretesa di esaurire l'intero panorama dei provvedimenti di secondo livello necessari. D'altro canto, la moral suasion è l'unica vera arma per spingere le amministrazioni a dar corso alle regole gran parte delle misure non prevede un termine perentorio per la pubblicazione dei provvedimenti. E anche quando lo prevede poi arriva in soccorso il Milleproroghe a spostarlo in avanti.
Partiamo subito con la promessa rimasta tale e ormai scaduta per molte imprese contenuta nel decreto Rilancio. Ci riferiamo a una delle principali misure di sostegno per il rafforzamento delle medie imprese travolte dalla crisi economica scaturita dalla pandemia: il credito d'imposta per gli aumenti di capitale delle imprese con volumi di fatturato compresi tra i 5 e i 50 milioni di euro. Va detto che il 10 agosto il ministero dell'Economia con un decreto ha fissato le regole di accesso al credito di imposta, specificando che va rispettato il limite di spesa di 2 miliardi di euro stanziati dal Governo. Peccato però che il tax credit del 20% dell'ammontare dei conferimenti in denaro in una o più società dovevano essere effettuati tassativamente tra il 20 maggio 2020 e il 31 dicembre 2020. Entro la fine dell'anno però non è mai arrivato il provvedimento dell'agenzia delle Entrate che, questa volta, secondo quando prevede il decreto ministeriale, avrebbe dovuto fissare termini e modalità della domanda per beneficiare del credito d'imposta. Ad oggi il provvedimento è rimasto nei cassetti dell'Agenzia e il bonus con il suo carico di aiuti su un binario morto, almeno con riferimento alla parte relativa agli apporti dei soci. La manovra, infatti, ha consentito un'estensione al 30 giugno 2021 che premia soltanto le società ed esclusivamente con riferimento alle perdite ripianate. Anche in questo caso allo stato resta solo un annuncio, proprio perché manca l'attuazione dell'attuazione. In questo senso, uno degli esempi più lampanti è rappresentato dai continui rinvii della lotteria degli scontrini che ora è in attesa dell'ennesimo regolamento (da adottare entro il 1° febbraio) per stabilirne la data di partenza.
Al danno finanziario a volte si aggiunge anche la beffa. È il caso del bonus impatriati, ossia la detassazione del 50%, che l'agenzia delle Entrate - supportata da un parere del ministero dell'Economia - ha ritenuto non si possa ancora applicare agli sportivi professionisti. Tutto perché manca un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) previsto dal decreto Crescita 2019, che è intervenuto sul regime agevolato, per sostenere le attività dei dilettanti. Il tutto con buona pace della programmazione effettuata soprattutto dalle società di calcio e basket che avevano sfruttato la leva fiscale per attrarre giocatori (e non solo) dai campionati esteri. E sempre in ambito sportivo tra le misure in lista d'attesa c'è anche il bonus del 50% per le sponsorizzazioni. Anche qui - come previsto dal decreto Agosto - serve un Dpcm la cui firma è stata già annunciata a ridosso dell'ultimo dell'anno (per questo non è stata inserito nella tabella a lato con i principali provvedimenti selezionati dagli esperti). A rallentare il processo c'è il complesso meccanismo che regola l'attuazione delle leggi: il Dpcm annunciato con un tweet del ministro Gualtieri ora è nelle mani della Corte dei conti che dovrà registrarlo. Il bonus annunciato alle imprese alla vigilia di Ferragosto arriverà molto probabilmente solo a febbraio, con buona pace della decretazione d'urgenza con cui era stato previsto.
Discorso a parte, invece, per l'intreccio tra regole fiscali italiane e comunitarie. In questo caso la responsabilità dei ritardi nell'attuazione ricade prevalentemente sul legislatore. È il caso, ad esempio, delle nuove norme Iva sui depositi di stock di merci o sulle vendite a catena. Misure attese dalle imprese che quotidianamente operano sui mercati internazionali e che il Parlamento deve ancora recepire con la legge europea da mesi all'esame della Camera.
Non tutti i ritardi vengono per nuocere, almeno per l'Erario. La proroga del superbonus al 2022, secondo quanto affermato dalla Ragioneria generale dello Stato nella relazione tecnica alla legge di Bilancio, è finanziata in parte con il "recupero" della metà delle risorse stanziate dal decreto Rilancio ma non utilizzate dai contribuenti rimasti in attesa della pubblicazione dei decreti attuativi. Quasi a lasciar intendere che in qualche circostanza l'effetto rallentatore, in realtà, serva solo a gestire i flussi finanziari delle risorse.
Dei problemi che possono generare a imprese e contribuenti i ritardi nell'attuazione sono ben consapevoli le stesse amministrazioni.Le Entrate, ad esempio, sono intenzionate a correre ai ripari. Con la riorganizzazione interna proposta dal direttore Ernesto Maria Ruffini torna la direzione Normativa. Nella mission c'è anche il coordinamento delle attività di competenza dell'Agenzia nella predisposizione della decretazione attuativa delle norme tributarie. In pratica un impulso a ridurre i tempi di attesa sui provvedimenti necessari. Sarà questo probabilmente il principale banco di prova, nonostante le critiche arrivate soprattutto dalle associazioni dei commercialisti sul contributo dell'Agenzia nell'elaborazione delle norme primarie.
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