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26 Luglio 2023

Banche e crediti fiscali, prudenza rafforzata se c’è gestione attiva

Alessandro Germani


In relazione all’acquisto dei crediti d’imposta da parte delle banche è stata aggiornata il 24 luglio la nota di chiarimento di Bankitalia che prevede maggiori accorgimenti in tema di rischio qualora le banche rivendano a terze parti i crediti.

La nota di chiarimento del 5 gennaio 2021 ha riguardato il trattamento dei crediti d’imposta legati al Covid e alle ristrutturazioni edilizie (Dl 18/2020 e Dl 34/2020) per cui gli stessi sono utilizzabili in compensazione oppure ceduti. L’acquirente a sua volta potrà utilizzarli o cederli. Non c’è mai possibilità di rimborso da parte dello Stato né di riporto a nuovo o di richiesta di rimborso della parte di quota non compensata. Il documento Banca d’Italia–Consob–Ivass n. 9 ha chiarito che questi crediti d’imposta sono più assimilabili a un’attività finanziaria e che quindi un modello contabile basato sull’Igìfrs 9 rappresenti l’accounting policy più idonea. Le esposizioni rivenienti dall’acquisto dei crediti d’imposta sono assimilabili alle esposizioni verso «Amministrazioni centrali e banche centrali» con fattore di ponderazione per il rischio dello 0%. Le banche dovranno evitare l’acquisto di un ammontare di crediti non congruo rispetto ai debiti utilizzabili per la compensazione.

È stato richiesto se questo trattamento prudenziale valga anche nel caso di rivendita dei crediti a terzi. Con l’aggiornamento del 24 luglio viene chiarito che l’acquisto di crediti d’imposta con finalità di rivendita a terzi (la cosiddetta “gestione attiva”) denota un intento di negoziazione di tali crediti che espone la banca a rischi aggiuntivi. I crediti fiscali acquistati in eccedenza rispetto al plafond fiscale della banca, e destinati alla rivendita, vanno inclusi nel portafoglio di negoziazione a cui si applica la disciplina sul portafoglio di negoziazione e sui rischi di mercato. I contratti di rivendita sono equiparati a contratti derivati e sono soggetti a rischio di controparte. Le banche che acquistano i crediti oltre il proprio plafond fiscale o li acquistano per la successiva rivendita corrono dei rischi che vanno monitorati nell’ambito del processo interno di autovalutazione dell’adeguatezza patrimoniale (Internal capital adequacy assessement process). La valutazione è condotta da ciascuna banca e include, quanto meno, un’analisi dei seguenti profili:

  1.  possibilità che il credito di imposta non sia riconosciuto come valido a fini di compensazione; 
  2. efficacia dei contratti di rivendita a controparti terze (se presenti) per mitigare il rischio di negoziazione connesso alla gestione attiva; 
  3. eventuale sequestro di crediti di imposta da parte delle autorità competenti; 
  4. eventuali perdite già realizzate. Banca d’Italia, dunque, prende atto delle modifiche normative che consentono ai crediti di circolare, onde consentire il loro assorbimento che in alternativa costituirebbe un problema sistemico.
Tuttavia, c’è la consapevolezza dei rischi connessi (invalidità della compensazione, sequestro dei crediti), cosicché in ipotesi di negoziazione attiva è richiesto alle banche un adeguato presidio sui rischi connessi a tale attività. 

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